Nuove nascite e trascurabili vite eterne


05 Jan
05Jan

Natale è passato, non l’ha visto nessuno però, che eravamo tutti chiusi in casa. 

E’ solo naturale allora parlare di nascite di questi tempi, che la più famosa dell’anno ce la siamo persa, ma forse è un bene, perché sarebbe anche ora di preoccuparci un po’ della nostra. 

Creepy renaissance baby Jeez

E poi, la vogliamo davvero? Una l’abbiamo già passata, e dicono dalla regia che non è che sia un momento poco traumatico. 

Nascite dico, che le ri-nascite vanno troppo di moda, ricordano la Resilienza, che è una parola che mi nausea più della polenta col sugo di sangue, perché siamo fatti non di ferro ma di carne, e ricordano anche i propositi per il nuovo anno, che durano una settimana di solito, e quest’anno non durano manco il tempo di dirli, che tanto il primo punto è sempre “Andare in palestra”, ma le palestre sono tutte chiuse, e perciò.

Propositi per il nuovo anno

Allora preferisco parlare di nascite, che tanto uno può nascere anche tre o quattro volte nella vita, dipende quanto spinge

La prima volta qualcuno lo fa per te, ma dopo è tutto uno sforzo generale, e si sa, dallo sforzo viene a volte altro che un’epifania mistica… 

Poco poetico? Eh vabè.

Oops!

Comunque, fra i vari tentativi con scarto, a volte ci riesce anche di combinarne una buona, e di nascere ancora. 

Daccapo. Una vita nuova. 

Chiaramente, a me ancora non è capitato. 

Deve essere il segno zodiacale, i pesci fanno le uova, e nella mia forma umana la possibilità di replicare tale processo non m’è data, quindi penso m’accontenterò della nascita prima. 

Oppure è solo che ai poeti metà delle cose divertenti sono interdette, come ai bambini sotto il metro e cinquanta certe paurosissime giostre dei parchi a tema. 

Non ho mai fatto nemmeno quelle in effetti, terrore, assoluto terrore. 

Divago, dicevo, che come non ho potuto (ancora?) prendermi un’esistenza nuova daccapo, sto provando a fare abbastanza con quella che mi ritrovo. 

Certo, questa roba che il carattere di una persona si forma negli anni infantili è un po’ limitante. 

Non è ora adesso di fare un micromonologo da alcolisti anonimi e raccontarvi tutta la mia, di infanzia, diciamo che l’infanzia è un momento insidioso, in generale. 

Nasci ti danno due schiaffi e poi piangi, e piangi per sei mesi e per premio nemmeno una bella porzione di fricchiò

Fricchiò di verdure all'Anconetana

All’inizio non capisci niente, poi capisci qualcosa ma gli adulti non si accorgono, e allora fingi un altro pezzo di non capire niente, ma capisci un sacco man mano che vai avanti, e castrato così, senza fare allenamento al pensiero, c’è rischio che uno da grande davvero finisce che non capisce niente.

Tocca mantenersi sempre curiosi e studiare un sacco, se no è finita. 

In ogni caso, una grande fortuna della mia infanzia è stata Oscar Wilde. 

Oscar Wilde

Se ho dei valori non lo devo a Radio Maria che nonna Anna mi metteva sotto al cuscino all’ora di andare a dormire (scusa, nonna) ma ad Oscar Wilde. 

Quel furfantello lussurioso, mago delle parole intelligente e fin troppo sveglio, quel tenerissimo, coraggiosissimo irlandese. 

Da grande ho apprezzato il suo lavoro di drammaturgo, gli aforismi, certi liberi pensieri scomodi, ma da piccola c’erano le sue storie brevi, con me.

 Il Principe Felice, in particolare, era la mia finestra sul futuro. 

Pensate che grande regalo, mia madre, a leggermi una cosa simile da piccolina.
Chissà se lo sapeva. 

Il punto di vista di un Principe addolorato.
La possibilità di riconoscere la sofferenza dove pare, da fuori, non ce ne sia traccia. 

 Aprire una scatola opaca e guardarci dentro con la torcia. 

Non che fosse sana questa spinta che un po’ m’è rimasta addosso di ponderare la possibilità di morire di freddo e di fame nel caso avesse bisogno qualcun altro di una coperta e di un pezzo di pane. 

Il resto però non era male. 

Un amore senza sesso – e con ciò intendo genere, ripeto, niente a che fare con Radio Maria da queste parti. 

Fare promesse, prendere e mantenere un impegno. 

Riconoscere il valore del mistero più piccolo. 

Vedere le cose, prima di agire, con gli occhi dell’altro. 

Questa cosa di non riuscire a rinascere mai potrebbe starmi anche bene, se è per permettermi di mantenere la mia promessa da Bambina al Principe Felice, che finché c’è tutto questo dolore non mi posso dare pace. 

Ce ne sarebbero di giorni da cancellare, di persone da dimenticare, di dolori che non cicatrizzano, di colori accecanti che non vogliono sbiadire. 

Ma forse è il destino degli artisti, non dimenticare, siamo l’enciclopedia vivida del piacere e del dolore. 

Che vita costosa, per un periodo di crisi nera. 

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ALI - Ava Kerry 2020


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E per incuriosirvi, se per caso la storia del Principe vi giungesse nuova...

Il principe felice

Brano tratto da “Il Principe Felice” – Oscar Wilde, 1888

La povera piccola Rondine aveva sempre più freddo, ma non voleva lasciare il Principe, gli voleva troppo bene. 

Piluccava delle briciole davanti alla porta del fornaio quando questi non la guardava, e tentava di scaldarsi battendo le ali. 

Ma da ultimo si rese conto che sarebbe morta. Ebbe appena la forza di volare sulla spalla del Principe un’ultima volta. 

“Arrivederci, caro Principe!” mormorò; “posso baciarti la mano?” 

“Mi fa piacere che finalmente tu parta per l’Egitto, piccola Rondine” disse il Principe “ti sei fermata troppo tempo qui; ma mi devi baciare sulla bocca, perché io ti voglio bene.” 

“Non è in Egitto che vado” disse la Rondine. 

“Vado nella Casa della Morte. La Morte è la sorella del Sonno, non è vero?” E baciò sulla bocca il Principe Felice, e gli cadde morta ai piedi. 

In quel momento un curioso schianto risuonò all’interno della statua, come se qualcosa si fosse spezzato. 

E infatti il cuore di piombo si era spaccato in due. La gelata era certo stata molto dura.

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