La volgarità della bocca nell'era del COVID-19


18 Feb
18Feb

La Radetzky March era dappertutto, un po' come la compilation di Carrols nel centro di Dublino, ero a Vienna e c'era un freddo limpido e screziato come un bicchiere nuovo per lo scotch.

strauss

Mamma mi aveva comprato un cappello di pile a forma di testa di elefante, on la proboscide e tutto, mia sorella aveva un altro animale, con tutti i pezzi anche quello. 

L'elefante sintetico faceva le scintille come a capodanno e quando lo toglievo mi tirava su i capelli fin fini, e sembravo un troll. 

Un troll in carrozza, trainata da cavalli più belli di quelli delle principesse, che meraviglia.

La marcia era nei negozi e nei bar e nella hall dell'albergo, dove ho parlato inglese per la prima volta "A beer for my father", volevo chiederne una dopo l'altra solo per parlare ancora. 

Mi veniva in mente la marcia quando mangiavo una palla di Mozart - esistono e proprio con questo nome - deliziosa libidine pistacchiosa.

Ma più del freddo e del cappello e della birra, e anche più delle palle di Mozart, che pure sono un'opera d'arte in se stesse, ricordo la faccia dei viennesi. 

vienna

L'ovale del viso meno morbido di un ovale in realtà, i capelli grossi e biondi, le labbra schiarite dal vento e con le squame dei pesci di lago. 

Mi parevano così, pesci di lago con le gambe, le donne erano tutte bellissime sirene. 

E adesso? 

Se potessi andare a Vienna adesso, e non posso, perché adesso non si può viaggiare, la bocca delle donne non la vedrei per niente. 

lips

E la dovessi immaginare, la immaginerei rossa come una bacca, e sbaglierei di brutto! 

Com'è che una malattia ha reso di tutte le parti del corpo solo la bocca una parte volgare? 

Com'è che non ha reso volgari le dita puntate e gli occhi giudicanti, le orecchie ignoranti. 

La bocca, solo la bocca. 

E adesso in estate che nasce mio figlio, come glielo spiego all'inizio, che sotto le museruole la gente sorride? 

E se non gli piacesse, crescendo, la forma della bocca degli uomini e delle donne? E se non gliene importasse niente? 

E se dimenticasse di leggerla, in tutte le sue smorfie?

E se notasse solo cappelli posticci con proboscidi di elefanti, solo i capelli delle bambine, che non dureranno, e che si andranno ad ingrigire. 

Chi glielo dice a mio figlio della bocca, del mondo che nasconde. Come gli spiego di tutte le cose che dice, anche quando non parla? 

In estate nasce mio figlio e forse vedrà anche me, per la prima volta, coperta con una benda dov'è tutta l'espressione della mia faccia. 

Mi auguro che saprà più degli adulti quando lo prenderò in braccio, in fondo i bambini sanno leggerlo, il tocco. 

newborn covid

Per parlare serve tatto - da Le città sono un punto al contrario, ed Albatros Il Filo 2019

Non è che se mi parlano
tutte quelle bocche su piattaforme
emozionalmente piane incollate
a supporti biologici tridimensionali,
allora sento. La voce
non ha a che fare col senso dell’udito –
si sente in un senso diverso
da quello comunemente assunto –
è piuttosto una vibrazione,
è nel regno del tatto:
pregna del fatto e non fatto e della degna
e naturale opportunità d’errore. Una bocca
non può dirmi niente
e una qualunque parola non descrive
affatto – il tatto solo può
illuminare tutto.

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