Nel design come nella poesia, la luce non può morire - Omaggio a Ernesto Gismondi


02 Jan
02Jan

Nel design come nella poesia, la luce non può morire


Avevo un primo post pieno di ricordi, per niente melensi non vi preoccupate, pronto per l’inaugurazione del mio blog, oggi.

Ma se c’è una cosa che il 2020 appena concluso ha insegnato un po’ a tutti, è che fare piani funziona raramente.

Stamattina presto la prima notizia alla televisione, che appena sveglia mi impedisce di iniziare a pensare troppo in fretta, mi ha invece fatto pensare tre volte tanto il normale.

A 89 anni Ernesto Gismondi è morto.

Ernesto Gismondi

Se non siete designer, artisti, appassionati delle due discipline appena citate, o personalità con passioni tangenti ad esse, forse non conoscete il nome di Gismondi, forse avrete solo appena sentito parlare della sua azienda, Artemide.

Ma di sicuro, avrete visto la sua luce.

No, non c’è nessun sottotesto poetico in questa frase, parlo letteralmente della sua luce, lampadari, lampade da tavolo, plafoniere e altre meraviglie del design che sotto la sua ala hanno “illuminato il mondo”, come scrive su Twitter Stefano Boeri, presidente della Triennale di Milano.


Ernesto Gismondi e Artemide: storia di un successo


Fondatore con Sergio Mazza e Presidente di Artemide fino alla fine, Gismondi era laureato in ingegneria aeronautica e missilistica, e a partire dagli anni ’60 si è dedicato a rendere il mondo molto più bello. 

Più bello e luminoso.

Nato il 25 dicembre del 1931, Gismondi fu il primo ad utilizzare la plastica come materiale per la produzione di mobili, le innovazioni tecniche e tecnologiche per Gismondi sono all’ordine del giorno.

“Uomo di ingegno poliedrico”, questa la motivazione che gli valse un Compasso d’Oro alla Carriera, carriera lungo la quale le collaborazioni con i migliori, i più importanti e i più talentuosi designer lo hanno portato a produrre con Artemide alcuni fra i pezzi di design di illuminotecnica più famosi della storia.

Artemide si aggiudica numerosi premi internazionali e Compassi d’Oro con le sue creazioni.

Ma i premi vinti dall’azienda e dalla sua squadra sono meno preziosi per un designer, se messi a confronto con l’amore del pubblico per i suoi oggetti. 

Non solo intenditori e specialisti del settore, ma anche la comunità digiuna in fatto di arte e design, Artemide ha stregato tutti. 

Gismondi, con i suoi designer e la sua visione, è diventato eterno - come molti degli stessi prodotti Artemide.  


La poesia della luce


Siete capitati nel blog di una che fa poesia (bene o male, sta a voi), e allora prima di chiudere in bellezza con alcuni tra i più begli esemplari luminosi Artemide, qualche parola sulla luce è d’obbligo. 

Nessuno scrittore, poeta, nessun artista, pittore, scultore, nessun musicista, anche, può prescindere dalla luce. 


Elemento tridimensionale in qualsiasi produzione artistica, anche in quelle letterarie, la luce è una cosa tangibile, non appare solo agli occhi, la luce è una sensazione tattile e un gusto, e anche se umani non possiamo toccarla, possiamo sentirne la mano sulla pelle, sui capelli, se ne impregnano i nostri vestiti, e ci rimane attaccata per un po’, anche dopo essersene andata. 


Nessun artista può ignorare la notizia del passaggio di Ernesto Gismondi altrove, e per le mie inclinazioni oggi vorrei omaggiare l’uomo, l’artista e il suo impero di luce con una poesia dolcissima, adatta ad una dipartita d’inverno, e al senso di meraviglia che è proprio solo della luce eterna. 


La poesia in questione è Bearing the Light, di Denise Levertov, (Ilford, 24 ottobre 1923 – 20 dicembre 1997), qui in una mia traduzione con testo originale a seguire.

Denise Levertov

Reggendo la Luce - Denise Levertov 


Pioggia-diamante, questa mattina d’inverno
decora il groviglio mai scoronato dei ramoscelli del pero;
ogni solitario, incastonato, pare, con giudizio considerato,
regge la luce da sotto le nuvole spaccate -
l’indivisibile condiviso in abbondanza sconfinata.

(traduzione personale)

*

Bearing the Light

Rain-diamonds, this winter morning,
embellish the tangle of unpruned pear-tree twigs;
each solitaire, placed, it appears, with considered judgement,
bears the light beneath the rifted clouds -
the indivisible shared out in endless abundance.


L’eredità di Ernesto Gismondi


Artemide lascia al mondo la luce, in alcune tra le più belle forme non presenti in natura. 

Ne ho scelte 5, dalle lampade storiche a design dei giorni nostri, tra quelle che sono ormai nell'immaginario collettivo alla parola "lampada". 

 

Eclisse (Artemide + Vico Magistretti)


Lampada da tavolo progettata nel 1965 da Vico Magistretti

L’oggetto vuole rappresentare l’equilibrio perfetto tra forma, funzione, design e utilità. 

Eclisse prevede la possibilità di regolare l’intensità luminosa grazie al paralume interno che “eclissa”, letteralmente, la sorgente luminosa della lampada. 

Eclisse


Nesso (Artemide + Giancarlo Mattioli e il Gruppo Architetti Urbanisti Città Nuova)


Progettata da Giancarlo Mattioli con il Gruppo Architetti Urbanisti Città Nuova, Nesso fu presentata nel 1965 al Salone del Mobile di Milano e messa in produzione nel 1967. 

Nesso è una soluzione luminosa in acrilonitrile-butadiene-stirene: ABS. 

Unica all’epoca per la sua struttura, per i materiali e il sistema produttivo, Nesso è una delle prime lampade realizzate in resina ABS stampata a iniezione in stampi cromati. 

L’inconfondibile forma a fungo protegge sotto il suo paralume quattro lampadine capaci di illuminazione diretta e diffusa grazie alle possibilità schermanti del materiale utilizzato.

Nesso


Tolomeo di Artemide + Giancarlo Fassina e Michele de Lucchi)


Una vera e propria icona Artemide, Tolomeo nasce come lampada da tavolo e viene poi prodotta in versioni da parete e da terra. 

Ideata nel 1987 da Giancarlo Fassina e Michele de Lucchi, Tolomeo ha una struttura leggera ed è una sorgente di luce orientabile e precisa, perfetta per l’ambiente domestico e professionale, per il salotto, per la scrivania e per la zona studio.

Tolomeo


Cosmic Leaf (Artemide + Ross Lovegrove)


Nata nel 2010, dalla mente di Ross Lovegrove, Cosmic Leaf è una geniale lampada che permette magici giochi di luci e ombre. 

Il diffusore è in metacrilato, ed è una vera e propria innovazione nel modo canonico di immaginare l’illuminazione d’interni.e modo di pensare l’illuminazione d’interni. 

Cosmic Leaf


IN-EI Issey Miyake (Artemide + Issey Miyake)


 'IN-EI' significa, in Giapponese, “ombreggiatura, sfumatura”, ed è il progetto di Issey Miyake (Miyake Design Studio) e il suo team di ricerca ha inizio nel 2010.

La collezione di lampade a sospensione, da tavolo e da terra in collaborazione con Artemide vanta prodotti in fibra rigenerata derivante da bottiglie in PET, e tramite processi in grado di ridurre del 40% il consumo d'energia e le emissioni di CO2 che si riscontrerebbero nella produzione di materiale nuovo. 

La trasparenza e la luminescenza permesse dal materiale della collezione IN-EI sono superiori a quelle della carta.

Il connubio tra creatività e analisi matematica è il segreto di questa collezione, che è valso alla serie anche un Compasso d’Oro nel 2014.

Il progetto è stato fatto in 3D, elaborando un singolo pezzo di materiale e formandolo con processi di piegatura e modellazione basati su calcoli geometrici e matematici precisi.   

IN-EI


D’aria, acqua, pane e luce vive l’uomo 


Nel buio nulla cresce e nulla si evolve. 

La missione di Artemide di illuminare gli spazi vitali dell’uomo ha a che fare con l’estro e lo slancio creativo dei suoi designer, certo, ha a che fare con la spinta propria dei progettisti di muoversi sempre in avanti, di fare ancora meglio ogni volta, con quella degli artisti di andare oltre, in senso fisico e metafisico. 


Ma come ogni azienda votata alla scoperta della bellezza della luce, e della sua meraviglia, è insita nel suo progetto di vita quella scintilla, un po’ infantile un po’ divina, di mostrare quello che c’è. 


Di descrivere e connotare il reale. 

Di indirizzare lo sguardo, di chiedere o distogliere l’attenzione.

 

Di raccontare storie. 


La luce, non il cielo né il mare, la luce è l’oggetto più poetico del mondo. 

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